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Tra i numerosi sforzi messi in campo per contrastare l’infezione da SARS-CoV-2, nemico sconosciuto e insidioso che sta sconvolgendo le nostre vite, vi è certamente la ricerca di farmaci in grado di contrastare l’azione del virus e numerose sono le sperimentazioni cliniche avviate in queste ultime settimane.

La Società Italiana di Reumatologia (SIR) è impegnata in prima linea nell’emergenza sanitaria in corso e, tra le altre cose, ha promosso, insieme alla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) e all’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri – Italian Thoracic Society (AIPO-ITS), lo studio COLVID-19, che nei giorni scorsi ha ottenuto l’approvazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).

Si tratta di uno studio clinico, di fase 2, multicentrico e randomizzato, che prevede l’arruolamento di pazienti affetti da polmonite da COVID-19 con deficit di saturazione d’ossigeno e che richiedono assistenza in regime di ricovero. I criteri di eleggibilità intercettano una popolazione ospedalizzata, ma non in condizioni critiche.

SIR è fortemente impegnata a contribuire alla realizzazione dello studio che dovrà essere espletato il più rapidamente possibile in modo da poter disporre del maggior numero di dati da mettere a disposizione di AIFA e delle comunità scientifiche nazionali ed internazionali.

La sperimentazione, coordinata dal gruppo della Reumatologia di Perugia, sarà gestita per la parte tecnico-manageriale dal Centro Studi della SIR e del Centro Ricerche di AIPO – ITS ed è aperta a tutti i Centri italiani coinvolti nella cura dei pazienti con COVID-19. La raccolta dei dati avverrà secondo modalità elettronica su piattaforma REDCap https://redcap.reumatologia.it/index.php
 

Le richieste di adesione allo studio, accompagnate dal Curriculum Vitae del Principal Investigator, vanno inviate ad entrambi i seguenti indirizzi e-mail:

centrostudisir@reumatologia.it e direzionegenerale@aiporicerche.it
 

Obiettivo dello studio è quello di valutare l’efficacia della colchicina nel ridurre il tasso di peggioramento clinico inteso come necessità di ventilazione meccanica, ricovero in terapia intensiva e mortalità, sfruttando le proprietà antivirali e antinfiammatorie della molecola. I promotori dello studio sottolineano l’importanza di somministrare la molecola nelle fasi precoci di malattia.

“La patogenesi dell’infezione da COVID-19, denominato SARS-CoV-2, si pensa possa essere divisa in due fasi” spiega Luigi Sinigaglia, Presidente SIR. “Nella prima fase prevale la proliferazione virale, nella seconda fase vi è un’importante attivazione dell’inflammasoma. Queste due fasi hanno momenti di sovrapposizione ma la seconda fase è quella ritenuta più importante nel sostenere il danno parenchimale polmonare.”

“Si pensa che molti farmaci, soprattutto alcuni di uso corrente in ambito reumatologico, possano modificare questa esagerata risposta infiammatoria. L’idea alla base dello studio, conferma Sinigaglia, è che anche la colchicina, farmaco utilizzato dai Reumatologi da decenni per il trattamento delle forme di infiammazione acuta nelle patologie da microcristalli e più di recente per alcune malattie auto-infiammatorie, possa limitare l’attivazione citochinica senza peraltro indurre immunodepressione. Questo trial clinico è stato disegnato proprio per verificare questa ipotesi. L’end-point primario dello studio è la mancata progressione o comunque la ridotta progressione della malattia”.

Per maggiori informazioni contattare il Centro Studi della SIR o la Segreteria

centrostudisir@reumatologia.it

direzionegenerale@aiporicerche.it