Fibromialgia, impariamo a riconoscerne i sintomi
Colpisce soprattutto le donne fra i 25 e i 45 anni
4 novembre 2019 / Reumatologia
Roma, 4 novembre 2019 - La fibromialgia occupa, per frequenza, il 2°-3° posto tra le malattie reumatiche e rappresenta il 12-20% delle diagnosi formulate in ambito ambulatoriale. Essa non presenta segni, ma piuttosto una serie di sintomi il principale dei quali è il dolore cronico muscolare diffuso. La prevalenza della FM nella popolazione generale è stimabile in una media intorno al 5% . Nel nostro Paese è stata calcolata una prevalenza pari al 2,2% nella popolazione generale adulta. “La fibromialgia colpisce soprattutto le donne d’età compresa fra i 25 e i 45 anni. - afferma il prof. Fausto Salaffi, Consigliere Nazionale della Società Italiana di Reumatologia (SIR) e responsabile del Registro Nazionale sulla Fibromialgia. Alcuni dei suoi sintomi sono comuni ad altre patologie e quindi a volte il riconoscimento può risultare difficile. Le cause risulta ancora ignote e si suppone che all’origine ci siano più fattori scatenanti sia a livello fisico che psicologico”. Ecco i principali sintomi della fibromialgia:
•cefalea e/o l’emicrania
•dolori addominali e disturbi gastrointestinali (stipsi e diarrea)
•forti disturbi del sonno
•sensazione di stanchezza e rigidità mattutina
•sensazione di gonfiore alle mani
•perdita di memoria e difficoltà di concentrazione
“Le terapie che normalmente utilizziamo per altre malattie reumatologiche sono scarsamente efficaci - conclude Salaffi. Solitamente si utilizzano dei farmaci analgesici/anti-infiammatori, antidepressivi, anticonvulsivanti, miorilassanti o oppioidi deboli. I principali obiettivi sono quelli di contrastare il dolore, migliorare la qualità del sonno, trattare i disturbi dell’umore, attenuare la stanchezza, migliorando lo stato generale di salute e la qualità di vita. La fibromialgia è una malattia che presenta un forte impatto sia sui singoli pazienti che sull’interno sistema sanitario nazionale. La ricerca scientifica deve quindi concentrarsi su questa patologia e cercare nuove e più efficaci trattamenti per i pazienti”.
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