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Società Italiana di Reumatologia

ANMAR: “Serve un piano straordinario per la reumatologia italiana'

Anche durante la pandemia va garantita la continuita’ terapeutica

10 aprile 2020 / Reumatologia

Roma, 10 aprile 2020 – “C’è bisogno, al più presto, di un piano straordinario per la reumatologia italiana. Servono risposte e indicazioni precise e uniformi su tutto il territorio nazionale per gli oltre 5 milioni e mezzo di uomini e donne colpiti da patologie reumatologiche. Si tratta di malattie croniche e perciò richiedono trattamenti ed esami diagnostici per lunghi periodi di tempo. Le esigenze dei pazienti devono essere soddisfatte anche in questi mesi difficili contraddistinti dalla pandemia di COVID-19”. E’ quanto richiesto oggi, alle istituzioni locali e nazionali, dai rappresentanti dei pazienti durante una conferenza stampa on line organizzata dall’ANMAR Onlus (Associazione Nazionale Malati Reumatici). L’evento è stato aperto dall’intervento del dott. Luigi Sinigaglia (Presidente Nazionale della Società Italiana di Reumatologia SIR) che ha illustrato gli obiettivi del Registro Coronavirus e Malattie Reumatologiche. Il progetto è stato recentemente attivato dalla Società Scientifica. “Come prima cosa va garantita la continuità terapeutica - afferma Silvia Tonolo, Presidente ANMAR -. Da tutta Italia stiamo ricevendo segnalazioni di carenze di alcuni farmaci antimalarici e antiinfiammatori che sono entrati nei protocolli per il trattamento di polmonite da COVID-19. Senza l’assunzione di questi medicinali, che da anni sono utilizzati anche in reumatologia, si rischiano riattivazioni di malattie gravi tra cui artrite reumatoide, spondilite anchilosante o Lupus eritematoso sistemico. E questo sta già avvenendo soprattutto nelle Regioni più colpite dalla pandemia come Lombardia o Veneto. Molti pazienti si ritrovano quindi, senza le loro abituali cure, in precarie condizioni di salute e costretti ad assumere anti dolorifici”. “Anche in altre nazioni europee si stanno verificando carenze di importanti farmaci - sottolinea la prof.ssa Annamaria Iagnocco, Presidente Eletto dell’European League Against Rheumatism EULAR -. Si tratta di terapie per le quali, tuttavia, non è ancora stata dimostrata scientificamente una reale efficacia contro il COVID-19. Ci vorranno diversi mesi prima che sia possibile produrre evidenze scientifiche le quali potranno consentire l’uso di diversi trattamenti nella pratica clinica. In ambito EULAR abbiamo predisposto un’apposita Task Force per promuovere e coordinare una serie di iniziative internazionali in questo periodo di pandemia COVID-19. Ad esempio, è stato creato un database europeo (l’EULAR - COVID-19 Database), in cui si stanno raccogliendo dati su casi clinici di pazienti adulti e pediatrici con COVID-19 e con malattie reumatiche e muscoloscheletriche. Tale database consentirà di descrivere gli aspetti peculiari di tali quadri e monitorarne l’evoluzione anche in base al trattamento. Attualmente è indispensabile comprendere l’evoluzione dell’infezione SARS-CoV‐2 in pazienti che assumono glucocorticoidi, FANS o DMARDs sia sintetici che biologici. Ciò consentirà di guidare i clinici verso le strategie terapeutiche più appropriate. Inoltre, l’EULAR ha pubblicato una utile guida per i pazienti con malattie reumatiche in questo periodo di pandemia. Infine, saranno presto definite le Raccomandazioni sul management di tale patologia, le quali subiranno un continuo e costante update, sulla base delle evidenze scientifiche della letteratura”.

“L’emergenza Coronavirus è destinata a durare ancora a lungo, forse fino a estate inoltrata - aggiunge il prof. Mauro Galeazzi, Past President SIR -. Vanno trovate nuove soluzioni per salvaguardare la salute e il benessere di uomini e donne colpiti da patologie che possono anche essere fatali. Diversi reparti di reumatologia, del nostro Paese, non sono più attivi perché attualmente destinati alla medicina interna o alla terapia intensiva. Lo specialista reumatologo deve comunque cercare di rimanere in contatto con i pazienti e rispondere ai loro dubbi e richieste. Una possibile soluzione è rappresentata dalla telemedicina di cui va implementato l’uso attraverso nuove collaborazioni tra specialisti, medici di medicina generale e associazioni di pazienti. Può infatti essere utilizzata per la gestione delle cronicità, come sta già avvenendo per il diabete in alcune Regioni italiane. Bisogna poi rivedere le liste d’attesa, per gli interventi terapeutici e diagnostici, e cercare di dare priorità ai malati più a rischio. In queste settimane siamo costretti a rinviare esami, visite e somministrazione di farmaci a causa delle grosse difficoltà in cui si trovano molte strutture sanitarie. Inoltre alcuni malati intimoriti non si recano in ospedale anche quando potrebbero farlo”. “Al momento non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino un maggiore rischio di infezione da Coronovirus in caso di una malattia reumatologica - conclude la prof.ssa Rosa Daniela Grembiale, Docente di Reumatologia dell'Università Magna Graecia di Catanzaro -. Invitiamo quindi tutti i pazienti a seguire le indicazioni dei medici e non sottrarsi alle cure per paura di possibili contagi. L’indicazione generale è quella di non sospendere o ridurre autonomamente le cure ma cercare di osservare le raccomandazioni di protezione individuale e di distanziamento sociale emanate a livello nazionale. La somministrazione di farmaci immunosoppressivi va sospesa solo se insorgono sintomi di tipo simil-influenzale come febbre o tosse. Si tratta di una normale prassi medica che va eseguita indipendentemente dal COVID-19. Per quanto riguarda invece l’avvio di nuove terapie immunosoppressive o con farmaci biologici, in questo periodo critico per il sistema sanitario, la scelta spetta solo al reumatologo. E’ preferibile iniziare questi trattamenti, che presentano un rischio infettivo, solo nei casi di alcune patologie che possono avere effetti fortemente negativi sulla salute o causare danni ad organi vitali”.