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Società Italiana di Reumatologia

Covid-19: ANMAR, “Nella fase 2 sia priorita’ la gestione della cronicita’ della malattie reumatologiche'

L'allarme è lanciato durante una conferenza stampa virtuale

7 maggio 2020 / Reumatologia

Roma, 7 maggio 2020 – “Finito lo tsnuami iniziale della pandemia da Coronvirus bisogna ricominciare a gestire in modo adeguato la cronicità del paziente con malattia reumatologica. E’ necessario riavviare e implementare il dialogo e l’interazione tra malati, reumatologi e medici di medicina generale. Per farlo si possono utilizzare in primis gli strumenti e le nuove opportunità offerte dalla telemedicina. Finora è stato tutto affidato alla discrezionalità del singolo specialista. Vanno invece avviati percorsi istituzionalizzati, uguali per tutti, che dovranno poi essere applicati nelle diverse regioni”. E’ questa una delle proposte avanzate oggi dall’ANMAR Onlus (Associazione Nazionale Malati Reumatici) durante una conferenza stampa on line. All’evento hanno partecipato anche rappresentati dei medici e delle Istituzioni. “L’emergenza non può essere eterna anche perché molto probabilmente, già a partire da settembre e ottobre, la curva dei contagi risalirà - afferma la dott.ssa Silvia Tonolo, Presidente Nazionale ANMAR -. Ora è il momento più opportuno per pianificare interventi rivolti agli oltre 5 milioni d’italiani colpiti da malattie reumatologiche. Sono patologie sempre più croniche e che quindi hanno, per forza, bisogno dell’instaurazione un rapporto costante e diretto tra il paziente e il personale medico. Abbiamo bisogno di risposte certe e vogliamo sapere se (e come) possiamo recarci nelle strutture sanitarie per cure ed esami. Lo stesso vale per le attività lavorative per le quali servono Linee Guida decise a livello nazionale. Un numero sempre crescente di pazienti immunodepressi tornerà al lavoro, nei prossimi giorni, magari in esercizi pubblici come ristoranti e negozi. La Conferenza Stato-Regioni può avere un ruolo fondamentale e come Associazione siamo pronti a collaborare per avanzare proposte concrete che rispondano alle nostre esigenze”. Durante la press conference di ANMAR sono inoltre stati presentati i primi risultati ottenuti dal registro COVID-19 avviato dalla Società Italiana di Reumatologia (SIR). “Abbiamo raccolto dati su oltre 150 pazienti provenienti soprattutto dalle Regioni settentrionali, quelle più colpite dalla pandemia - aggiunge il dott. Luigi Sinigaglia, Presidente Nazionale SIR -. Da una prima analisi sembra che non vi sia una particolare predisposizione da parte dei malati reumatologici al contagio da COVID-19. E non si evidenziano nemmeno responsabilità dirette delle terapie biologiche, utilizzate per esempio nella cura dell’artrite reumatoide, nel favorire le infezioni. Queste due tendenze, registrate in Italia, sono in linea con quanto sta emergendo anche in molte altre nazioni. Le malattie reumatologiche sono molto più frequenti tra le donne le quali attualmente risultano meno colpite dal Coronavirus. Bisogna comunque prevedere delle tutele sanitarie per pazienti immunodepressi in quanto presentano delle fragilità rispetto al resto della popolazione. Per i nostri pazienti mascherine e guanti sono ancora più indispensabili così come il rispetto delle norme per il distanziamento sociale”.

“Una delle priorità della “Fase Due” è rappresentata dai test sierologici che potrebbero tornare utili nella popolazione in generale e nei malati reumatologici in particolare - sottolinea il prof. Mauro Galeazzi, Past President SIR -. Una volta individuati quelli più precisi, questi test potranno consentire di individuare i pazienti entrati in contatto col coronavirus e che presentano nel sangue anticorpi specifici. In questo modo potremmo dare risposte a diversi quesiti quali quello relativo al maggiore o minore rischio che ha il malato reumatologico nel contrarre l’infezione. Sarà anche interessante valutare il rapporto dell’infezione con le terapie che il paziente reumatologico sta facendo. Anche se evidenze scientifiche inequivocabili non esistono ancora si sospetta che alcuni farmaci, che usiamo per le malattie reumatologiche infiammatorie croniche, possano essere utili nella prevenzione o nella cura dell’infezione. Tra questi ci sono gli anti-Jack, clorochinici, colchicina e farmaci biotecnologici inibitori della interleuchina 6, della interleuchina 1 e anti TNF alfa. In molte regioni pur non diminuendo significativamente le infezioni, stanno aumentano le guarigioni e si riducono i ricoveri, anche quelli in terapia intensiva. Tuttavia è ancora da dimostrare se il virus sia diventato meno aggressivo. E’ certo che in poche settimane sono state meglio individuate alcune acquisizioni scientifiche circa la patogenesi dei danni che causa il virus. Di conseguenza anche la scelta e la somministrazione delle terapie sono state modificate e rese più efficaci”.

“Come Agenzia Italiana del Farmaco ci siamo mossi principalmente su due versanti - afferma il dott. Pierluigi Russo, dell’Ufficio Valutazioni economiche e dell’Ufficio registri di monitoraggio dell'AIFA -. Il primo è stato quello di promuovere la ricerca scientifica attraverso un programma di valutazione centralizzato e rapido dei protocolli di sperimentazioni cliniche su potenziali trattamenti farmacologici del COVID-19. Il secondo è stato gestire la carenza o la temporanea indisponibilità di medicinali conseguenti al loro improvviso e diffuso impiego in pazienti con COVID-19. Ciò ha riguardato anche diversi medicinali indicati in malattie reumatiche. Tuttavia dopo alcune settimane di difficoltà ora l’emergenza è rientrata in tutte le Regioni”. “Con il 4 maggio si è aperta una fase estremamente delicata per il sistema sanitario nazionale e l’intero Paese - conclude l’Onorevole Massimiliano De Toma, Membro Commissione Attivita' Produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputati -. Le esigenze economiche e sociali devono per forza assecondare la necessità di preservare la salute e il benessere di tutti i cittadini. Dobbiamo tutti insieme imparare a convivere con questo virus in attesa di cure efficaci e del vaccino. Ben vengano quindi le sollecitazioni e le proposte da parte della Società Civile alla politica e alle istituzioni”.