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Società Italiana di Reumatologia

Attenzione non mischiate mai pompelmo e medicine!

Vanno sempre seguite le indicazioni del medico curante

4 marzo 2020 / Salute e benessere

Roma, 4 marzo 2020 - Il pompelmo è un frutto straordinario e che contiene tante sostanze importanti per il nostro organismo. Per esempio risulta molto ricco di preziosi antiossidanti (flavonoidi), vitamine A, B e C. Attenzione però non deve mai essere assunto insieme a farmaci e medicinali. Da alleato della salute potrebbe infatti diventare un avversario abbastanza pericoloso. Il frutto è in grado di incrementare la biodisponibilità del principio attivo contenuto in alcuni farmaci. In altre parole assumere una pillola insieme ad una spremuta di pompelmo crea una sorta di sovradosaggio. Non cambia nulla ingerire il frutto in forma di succo, intero o come marmellata. Ovviamente, l’entità dell’effetto è individuale e dipende dal tipo di farmaco e dalla quantità di agrume assunto. Secondo alcuni ricercatori basterebbero però 200-250 ml per produrre un’interazione. Il succo di pompelmo interferisce inoltre con il metabolismo di alcuni farmaci utilizzati per il trattamento di malattie reumatologiche quali, per esempio, l’artrite reumatoide. E’ buona norma quindi non consumarlo se il paziente sta assumendo questa tipologia di cura.

Questo del pompelmo è soltanto uno dei molti esempi circa l’importanza di assumere correttamente i medicinali seguendo sempre le indicazioni del medico di medicina generale o dello specialista. Ciò non sempre avviene in Italia, e più in generale nei paesi occidentali. Per questo è nata la campagna nazionale Io aderisco, tu che fai promossa dal Comitato Italiano per l’Aderenza alla Terapia (CIAT) che riunisce oltre 20 società scientifiche, 3 federazioni di medici, sindacati, associazioni di pazienti e rappresentanti delle istituzioni. Al CIAT aderisce anche la Società Italiana di Reumatologia (SIR). “Il 32% degli anziani utilizza farmaci antinfiammatori ed antireumatici per la cura, tra gli altri disturbi, di artriti e artrosi – afferma il prof. Guido Valesini, Vice Presidente SIR -. Il 40% dei 350mila pazienti colpiti da artrite reumatoide non segue le terapie in modo corretto. L’eccessivo carico di lavoro cui sono spesso sottoposti i medici nella pratica clinica può portare a spiegazioni troppo veloci. Da qui la necessità di una vera e propria rivoluzione culturale che questo progetto vuole favorire e che riguarda tutti gli attori interessati, a partire da una migliore comunicazione medico-paziente”.