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Società Italiana di Reumatologia

Artrite reumatoide, quasi tre milioni gli europei colpiti

Sono 400mila i casi totali stimati nel nostro Paese

11 dicembre 2019 / Reumatologia

Roma, 11 dicembre 2019 - E’ una delle patologie reumatologiche più diffuse e temute. Si tratta di una forma di artrite infiammatoria cronica auto-immune che coinvolge le articolazioni di mani, piedi, polsi, caviglie, ginocchia, anca, gomito e spalla. Stiamo parlando dell’artrite reumatoide, ecco alcuni numeri:
• 1%: è la popolazione mondiale afflitta dalla patologia
• 2,9 milioni: sono i pazienti in Europa
• 15 volte: è il rischio in più d’insorgenza tra i fumatori geneticamente predisposti
• 52%: gli italiani che non hanno mai sentito parlare della patologia
• 75%: i casi registrati nel genere femminile
• 400mila: i casi totali stimati nel nostro Paese
• 800mila i nostri concittadini a rischio invalidità per colpa di artrite reumatoide, artrite psoriasica o spondilite

“Esistono dei ‘campanelli d’allarme’ che potrebbero segnalare la comparsa della malattia - sottolinea il dott. Luigi Sinigaglia, Presidente Nazionale Società Italiana di Reumatologia (SIR) -. Tra questi ci sono dolori e rigonfiamenti alle mani e ai piedi, sensazione di rigidità e stanchezza eccessiva. Quando queste possibili spie della patologia si manifestano è opportuno rivolgersi ad un medico soprattutto se durano dalle 4 alle 6 settimane. Abbiamo a disposizione terapie efficaci in grado di contrastare la patologia e grazie alla ricerca medico-scientifica siamo riusciti ad ottenere risultati davvero importanti. Alla fine degli anni 90 un paziente colpito presentava un’aspettativa di vita di dieci anni in meno rispetto alla popolazione generale. Oggi invece è quasi identica. Ogni malato presenta delle proprie peculiarità e sono spesso persone giovani e nel pieno delle loro delle loro attività lavorative, familiari e sociali. Quindi, nonostante le cure somministrate, bisogna riuscire a preservare la funzione fisica dei pazienti, intervenendo più precocemente possibile sulla progressione del danno articolare".